Joan Mirò, l’artista sperimentatore

Quanti di voi guardando un’opera di un artista contemporaneo hanno pensato “ma che roba è?”.

L’arte contemporanea è l’arte più difficile da comprendere da alcuni punti di vista, ma da altri è molto semplice. Per alcuni artisti basta capire chi sono e cercare la loro prospettiva per aprirsi al loro mondo. Uno di questi, a parer mio, è Joan Mirò, che amo profondamente (tanto da dare il suo nome al mio cagnolino).

L’artista

Joan Mirò i Ferrà è stato un artista poliedrico: pittore, ceramista, disegnatore, incisore e scultore.
Nacque a Barcellona il 20 aprile 1893 (sì, avrei potuto aspettare la ricorrenza del suo compleanno per questo articolo, ma ormai è andata) ed è noto per essere uno dei maggiori esponenti del surrealismo.

Il disegno lo conquista sin da bambino, continuando con gli studi d’arte come “hobby”, per poi dedicarsi completamente alla pittura.

Nella sua Barcellona frequenta l’Accademia Galí fino al 1915, passando poi al Circolo Artistico di Sant Lluc. A ventitrè anni prende in affitto uno studio ed entra in contatto con diverse personalità del mondo dell’arte: sarà in questi anni che il giovane Joan conoscerà il fauvismo e terrà la sua prima esposizione personale alle Galeries Dalmau nel 1918.

Ma sono gli anni Venti e le discussioni d’arte si tengono a Parigi, così anche Mirò decide di partire attratto dalla comunità artistica che era solita riunirsi a Montparnasse (anche oggi in quel quartiere si respira l’aurea magica di quegli anni).

Mirò. Il Carnevale di Arlecchino, 1924-1925. Tecnica: olio su tela, 66 x 90,5 cm. Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, New York

Sapete chi c’era anche in quello stesso periodo a Parigi? Artisti come Picasso, il circolo dadaista di Tzara, ma anche Hemingway e Henry Miller (citerei anche Modigliani, anche se morì proprio nel ’20 a Parigi).

Già in questo periodo inizia a delinearsi il suo stile originale, inizialmente influenzato dai dadaisti, avvicinandosi poi al surrealismo.

Data importante (sempre secondo me) è il 1925 quando collabora con Max Ernst per la scenografia del balletto Romeo e Giulietta (se dico nomi che non conoscete fatemelo sapere, infondo all’articolo c’è una sezione per i commenti).

Romeo and Juliet Costume Design, 1926 by Joan Miro
https://www.joan-miro.net/romeo-and-juliet-costume-design.jsp

Il caro Joan oltre l’arte conosce anche l’amore e nel 1929 sposa Pilar Juncosa a Palma di Maiorca con cui avrà una figlia, Maria Dolores.

Inizia in questi anni la sua sperimentazione artistica con litografie, acquaforte, scultura, vetro, etc. A partire dagli anni Quaranta, Joan Mirò vive stabilmente a Maiorca (terra d’origine di sua madre) o a Montroig.

Fu uno dei più radicali teorici del surrealismo, tanto che André Breton (che era il fondatore di questa corrente artistica) lo descriveva come “il più surrealista di tutti noi”: in numerosi scritti e interviste espresse il suo profondo disprezzo per la pittura convenzionale e il desiderio di “ucciderla” o “massacrarla” al fine di arrivare a nuovi mezzi di espressione.
Successivamente abbandona anche il percorso surrealista, per dedicarsi a disegni primitivi.

Nel 1941 si tiene la sua prima grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York: amato da critici, storici e appassionati, verrà giudicato come uno dei più grandi artisti dell’arte contemporanea.

Miró. Figure di Notte guidate da tracce fosforescenti di lumache, dalla serie Costellazioni, 1940. Tecnica: Acquerello e Gouache su Carta, 37,9 x 45,7 cm. Filadelfia, Philadelphia Museum of Art

Negli anni successivi si susseguono grande fama e riconoscimenti (come premio per la grafica alla Biennale di Venezia e il Premio Internazionale Guggenheim), viaggiò molto ed ebbe numerose occasioni di esporre la sua arte, sia in collettive sia in personali; si dedica nuovamente alla scenografia teatrale e alle sculture per la città di Barcellona.

Nel 1972 fonda la Fundació Joan Miró a Barcellona, oggi un museo (bellissimo) che colleziona gran parte delle opere dell’artista. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alle idee più radicali e quadrimensionali.

Muore il giorno di Natale, a novant’anni.

L’arte di Joan Mirò
È stato un artista particolarmente prolifico, poliedrico e fra i più influenti dello scorso secolo. Mirò ha avuto la capacità di sviluppare un linguaggio visivo assolutamente unico, distinguendosi per la sua voglia di sperimentazione.

Picasso una volta disse una cosa tipo “tutti i bambini nascono artisti, il problema è come rimanere artisti una volta cresciuti”. Mirò è uno di quegli artisti che ha capito come fare.

La sua arte è fresca e infantile, primitiva. Era solito celebrare il suo inconscio attraverso i colori della tavolozza, al punto da diventare un tutt’uno pittore-tela.

La grande sperimentazione che lo caratterizza produrrà un forte impatto in America, con movimenti rivoluzionari che porteranno all’action painting di Pollock, al Living Theatre (di cui spero di parlarvi presto) e agli Happening (momento di commozione).

L’arte di Mirò è una continua creazione di microcosmi, atomi, spirali, occhi, sfere, una simbologia dell’universo e dell’uomo.

Mirò danzava con la fantasia, esprimendo con i suoi colori emozioni primitive e profonde, note anarchiche di un alfabeto poetico.

Foto in evidenza: https://www.joan-miro.net/biography.jsp

@Noemi Spasari, 2021

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